La dieta per uscire da un‘intolleranza alimentare

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Capita sempre più spesso di trovarsi, in prima persona o con persone a noi care, di fronte al problema di un’intolleranza alimentare, a cui seguono tante domande: cosa mangiare? Cosa evitare? Per quanto tempo?

Nella mia esperienza professionale mi sono resa conto che il recupero della tolleranza non richiede un tempo prestabilito, ma varia con le diverse persone. I tempi di recupero cambiano infatti in base al tipo di intolleranza, al lasso di tempo in cui ci si è esposti all’intolleranza, alla risposta del sistema immunitario, alla situazione della flora batterica intestinale e alle capacità di recupero dell’organismo. 

C’è però uno schema di dieta generico che può essere seguito per favorire il recupero psico-fisico dopo un’intolleranza alimentare messo a punto dal Dr. Speciani, allergologo e immunologo. Ho avuto la possibilità di studiare e di approfondire questo tema con il team del Dr. Speciani, che da tempo si occupa di fornire prove scientifiche sul fenomeno delle allergie e delle intolleranze alimentari. Nel suo libro “Recuperare la tolleranza alimentare”, il Dr. Speciani sottolinea che le intolleranze alimentari vengono identificate dall’organismo come “segnale di pericolo”. Un segnale che si ripete nel tempo fino a quando non viene superato un “valore di soglia”, soggettivo, oltre il quale l’organismo non riesce più ad adattarsi dando origine a sintomi sia intestinali che extra-intestinali.

Una delle premesse sulla dieta che permette di recuperare la tolleranza verso uno o più alimenti è che: “nessun cibo è nemico o tossico in assoluto”. Una dieta ad eliminazione infatti potrebbe essere di gran lunga più dannosa rispetto ad una dieta che invece consente all’alimento responsabile dell’intolleranza di entrare in contatto con l’organismo e con il sistema immunitario a piccole dosi.

E’ importante specificare lo schema che segue riguarda esclusivamente le intolleranze alimentari e non le allergie, in quanto l’allergia ad un cibo o ad una sostanza in esso contenuta determina la reazione immediata dell’organismo e va quindi evitato/a.

La dieta di rotazione

La dieta di rotazione consiste nell’organizzare i pasti nella settimana alternando giorni in cui evitare gli alimenti responsabili dell’intolleranza e giorni in cui si può mangiare liberamente. La dieta di rotazione andrebbe seguita dopo aver individuato con precisione a quale alimento si è intolleranti e in quali altri cibi è presente.

Generalmente lo schema andrebbe seguito per almeno 4 settimane:

  • Lunedì: colazione, pranzo e cena in cui evitare l’alimento (o gli alimenti) a cui si è intolleranti
  • Martedì: colazione, pranzo e cena in cui evitare l’alimento (o gli alimenti) a cui si è intolleranti
  • Mercoledì: giornata libera in cui si può mangiare liberamente anche gli alimenti a cui si è intolleranti
  • Giovedì: colazione, pranzo e cena in cui evitare l’alimento (o gli alimenti) a cui si è intolleranti
  • Venerdì: colazione, pranzo e cena in cui evitare l’alimento (o gli alimenti) a cui si è intolleranti
  • Sabato: colazione, pranzo in cui evitare l’alimento (o gli alimenti) a cui si è intolleranti + cena libera
  • Domenica: giornata libera in cui si può mangiare liberamente anche gli alimenti a cui si è intolleranti

Gli effetti positivi della dieta di rotazione sono due:

1) La dieta di rotazione, diversamente dalla dieta di eliminazione, controlla le reazioni infiammatorie mantenendo un minimo di tolleranza verso l’alimento che crea disturbo

2) L’alternanza di pasti liberi e di giorni di dieta di pulizia aiuta l’organismo a ricostruire una tolleranza nei confronti delle sostanze che provocano i sintomi

Uno schema come questo consente all’organismo di attuare una sorta di disintossicazione dal cibo responsabile dei disturbi ed è utile ricordare che la risposta della singola persona varia in base al tipo di ipersensibilità o al disturbo manifestato.

Quali sono i segnali di recupero?

Durante una dieta di rotazione alcune risposte possono variare, come si fa quindi a capire se è la cosa giusta da fare e l’alimento escluso è davvero quello responsabile dell’intolleranza? Ecco 3 segnali positivi:

1) La digestione migliora
Un’intolleranza crea una risposta da parte del sistema immunitario, ma crea anche disfunzioni a livello digestivo. Una caratteristica comune a molte intolleranze infatti è la carenza di enzimi digestivi o di succhi gastrici: il sistema digerente ci segnala in questo modo che non riesce più a gestire l’alimento. Il risultato è che la digestione rallenta creando una sensazione di pesantezza.

2) Diminuiscono gonfiori e meteorismo
Gonfiori e meteorismo possono verificarsi nella parte alta dell’addome (in corrispondenza dello stomaco), al centro (in corrispondenza dell’intestino tenue) o nel basso ventre (in corrispondenza del colon). Indipendentemente dalla zona coinvolta, il gonfiore tende a diminuire sensibilmente e ci si senti più leggeri e meno “costipati”.

3) Migliora l’umore
L’intestino viene definito come “Secondo cervello”, questo perché il sistema enterico è in stretta correlazione con il sistema nervoso. Qualsiasi fastidio a livello intestinale (e non solo) si ripercuote quindi sull’umore e viceversa.

Veronica Pacella –  Biologa Nutrizionista e collaboratrice di Incibus.com

Fonti:

– Attilio Francesco Speciani: Recuperare la tolleranza alimentare, edizioni Tecniche Nuove
– Eurosalus.com